Il fitto e complesso scenario dell’inchiesta Equalize registra i suoi primi verdetti ufficiali sul fronte delle connessioni tra la criminalità organizzata calabrese e la struttura di cyber-spionaggio industriale con base in via Pattari. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, ha pronunciato una sentenza storica all’interno del filone investigativo che metteva sotto la lente d’ingrandimento le presunte attività di pressione e condizionamento di stampo mafioso. Il gup milanese ha condannato Francesco Baldo alla pena di tre anni e due mesi di reclusione, infliggendo contestualmente due anni e dieci mesi di carcere ciascuno ai cugini Michael e Nicolas Chiera, gravati anche da pene pecuniarie con multe fino a duemila euro. Nella stessa seduta processuale, il magistrato ha accolto l’accordo di patteggiamento siglato tra la Procura e i legali di Fulvio Cilisto, applicando a quest’ultimo la pena di un anno e undici mesi di reclusione unita a ottocento euro di multa.
L’asse con i clan e il meccanismo della tentata estorsione
Le motivazioni e i dettagli contenuti nelle undici pagine del provvedimento giudiziario delineano con estrema precisione l’intelaiatura di un’operazione illecita condotta in concorso con altri indagati di peso, tra i quali figurano Annunziatino Romeo ed esponenti di primo piano della potente famiglia Barbaro di Platì. Gli imputati dovevano rispondere, a vario titolo, del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo quanto accertato nel corso delle indagini e validato dal giudice, l’obiettivo primario del gruppo criminale era quello di esercitare una forte coazione psicologica e materiale nei confronti degli imprenditori Claudio e Luca Motterlini. La finalità ultima delle pressioni era costringere le vittime ad accettare un accordo transattivo fortemente penalizzante e al ribasso per chiudere un contenzioso economico in atto con la società Fenice Spa, strettamente legato ai pagamenti per i cantieri edilizi del Superbonus.








