Maglietta bianca e jeans: una divisa. C’è chi arriva con il dizionario in mano, chi con la testa bassa sullo smartphone, chi sfogliando freneticamente gli appunti. Poi arrivano le tracce e cala il silenzio nei corridoi del Liceo Scientifico Onesti, come in tutte le scuole d’Italia, per la prima prova dell’esame di maturità. Fuori dall’Istituto, per sei ore, la quiete è irreale: solo, ogni tanto, qualche docente o collaboratore si affaccia a prendere aria.

Poi iniziano a consegnare: "Sì mamma, è andata bene", sono le prime parole di molti studenti al telefono; altri camminano silenziosi (la stanchezza ha avuto la meglio), altri ancora euforici. "Penso sia andata così così", racconta Alessio, "speravo in Pirandello per l’analisi del testo. Pavese non l’ho studiato, non mi sentivo sicuro. Ho scelto il tema sui confini generazionali, il testo di Frank Furedi: negli anni ‘70 con la terza media potevi costruire la tua vita, oggi è difficile anche con la laurea". "Gli altri temi o erano più complicati", condivide Cristian, suo amico, "o si rischiava di scrivere banalità, secondo me".

Esce soddisfatta Giorgia, studentessa del Liceo Linguistico, "non erano sicuramente le tracce che ci aspettavamo però penso sia andata bene. Ho scelto la C1, sul tema della meraviglia". Ansia? "Mi aspettavo molto peggio, sai? L’ho vissuta con molta tranquillità, poi i professori non ci hanno fatto alcuna pressione. Con la seconda prova di inglese vado più sciolta". "Ci siamo preparate abbastanza nel corso dell’anno – aggiunge Anastasia, sua compagna di classe – oggi pomeriggio mi riposo".