Doppio Williams, c’è più gusto

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Abbiamo incontrato alcuni studenti del "Barsanti e Matteucci", del "Piaggia" e del Nautico alla vigilia di un appuntamento importante per la loro vita.

"Tra notti insonni e la paura del silenzio": la Maturità vissuta dai ragazzi della Versilia. Abbiamo parlato con alcuni maturandi a poche ore dall’esame. "L’esame di Maturità non è solo un traguardo, che segna la fine di un percorso fatto di alti, bassi e scoperte, ma un vero e proprio vortice di emozioni – spiega Elisabetta Balloni della 5^G del liceo scientifico Barsanti e Matteucci –-. In questi giorni l’ansia e la paura si sono fatte sentire parecchio, alimentate anche da una snervante incertezza: è stato davvero difficile resistere fino ad oggi senza sapere quando sarebbe toccato a noi. L’uscita dei calendari con le date dei colloqui orali, avvenuta proprio ieri, ha finalmente dato una risposta a questa attesa, definendo il nostro “giorno X”. In questo clima così teso, c’è però una nota positiva. Per quanto riguarda le mie aspettative, ammetto che sono alte, forse persino troppo. Tuttavia, so bene che è inutile farsi troppe illusioni, anche perché credo fermamente che una parte dell’esame sia legata alla fortuna: una domanda, un argomento a scelta o lo stato d’animo della commissione possono cambiare le cose. Per questo motivo, il mio obiettivo principale è semplicemente andare là a testa alta e cercare di fare del mio meglio. Più che al voto finale, tengo a dimostrare tutto l’impegno di questi 5 anni. La vera vittoria sarà uscire da quella stanza sapendo di aver dato tutto". "Ansia? Da giocatore di tennistavolo sono abituato all’ansia da prestazione – ammette Matteo Posarelli della 5^I al Barsanti e Matteucci – ma questa non è una gara come le altre, ci sono emozioni diverse in gioco, è la fine di un percorso che ci ha visti maturare. Non ho paura della prova, ma mi aspetto specialmente per matematica un testo difficile per cui non ho aspettative alte, penso che dobbiamo fare sempre del nostro meglio senza focalizzarsi su obiettivi che ci porterebbe più tensione. La riforma dell’esame del ministro Valditara rischia di far diventare un’interrogazione nozionistica il colloquio orale. Noi studenti chiedevamo una Riforma, ma non in questo senso, credo che sia mancato un percorso partecipativo ". "Non ho altissime aspettative ma nemmeno paura – dice Davide Mallegni del Liceo sportivo Piaggia –. Sono curioso di vedere cosa riuscirò a fare anche se non ritengo di avere la preparazione adeguata per affrontare l’esame di maturità. Non nego che un po’ d’ansia ci sia, però le sfide mi piacciono". "Con la maturità arriva anche la paura – sottolinea Alessandro Cava della V Caie al Nautico. La paura di non sapere o di scordarsi certi argomenti e l’ansia di quel giorno si fa sempre più palpabile e porta allo studio estremo dell’ ultimo minuto. Ma c’è anche la gioia del mio percorso che mi ha formato non solo a livello scolastico ma anche umano, perciò, la determinazione nello studio è tanta. Per il voto non ho un obiettivo ma punto a dare il massimo nelle prove. Per la prova di italiano non ho molte aspettative nelle tracce, aspetterò curioso di sapere cosa uscirà. La seconda prova, quella di indirizzo invece, è secondo me quella più ostica". "La maturità non è solo un esame, ma un rito di passaggio – commenta Leonardo Lombardi della VDCV del Nautico – che viene accompagnata da ansia e paura per mesi. Un’ agitazione che negli ultimi giorni non fa dormire, ti fa continuare a pensare a quell’argomento che non hai ripassato e ti fa credere che era l’argomento più importante del programma. Dopo 5 anni di studio arrivi a giocarti tutto in due prove scritte e una orale, è questo che crea un’ansia tale che ti fa abituare all’incertezza. Le aspettative sono il peso più invisibile, ognuno proietta in te il suo finale perfetto, la possibilità di deludere gli altri è dietro l’angolo e la paura di non riuscire arrivare all’obbiettivo è un qualcosa di concreto che lo senti come un macigno che ti porti sulle spalle per tutto il percorso. Dalla seconda prova mi aspetto più lucidità. Il colloquio è psicologia pura: la paura più grande è il silenzio davanti a 5 persone che sembra ti facciano l’interrogatorio". Eleonora Prayer