I giorni che precedono l'esame di maturità sono un coacervo di agitazione e adrenalina per gli studenti, mentre hanno l'effetto di una ventata nostalgica per chi, invece, tempo fa si ritrovava tra i banchi di scuola a vivere uno di quei momenti che avrebbe ricordato per sempre. A distanza di anni, passando di generazione in generazione, non cambiano le emozioni che i maturandi provano sulla loro pelle, ma c'è anche un'altra cosa che proprio non cambia mai, e non si può dire si altrettanto bella: nelle tracce della prima prova non compaiono mai autrici.

Non un'iperbole, per restare in tema di analisi del testo, ma un dato di fatto che racconta molto più di quanto si possa immaginare. Quest'anno la scelta è ricaduta su Cesare Pavese e Vitaliano Brancati, autore mai comparso prima nelle prove ordinarie della maturità (quelle svolte da tutti gli studenti ndr.), ma in ventisette anni da quando fu introdotta la possibilità di analizzare un testo poetico o narrativo, non è mai stata scelta una donna. Eppure, se consideriamo che a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1926 è stata Grazia Deledda, un'autrice, donna, nonché italiana, qualche domanda bisognerebbe porsela. Non è vero che non ci sono abbastanza voci femminili a raccontare il "secolo breve", il vero problema è che non si conoscono e questo perché, purtroppo, i programmi ministeriali non sono aggiornati come sarebbe consono. Talvolta i professori fanno fatica a completare lo studio di grandi autori come Italo Calvino o Pier Paolo Pasolini, che hanno contribuito alla formazione del pensiero moderno, scrittori ma anche filosofi, figuriamoci se si può trovare spazio per le donne, che di spazio hanno sempre fatto fatica a trovarlo.