di
Valeria Palumbo
Dal 1999, nessuna grande autrice donna è più stata scelta per l’analisi del testo all'esame di Stato
Se il tema che appassionava i misteriosi proponenti delle tracce dei temi della Maturità era proprio la fatica, avrebbero avuto solo quella di scegliere: quali maggiori esperte delle donne, soprattutto di quelle fatiche tenaci e inutili a cui la società ci costringe da secoli per tirar fuori la testa dall’acqua? Scriveva nel romanzo autobiografico postumo Cosima, Grazia Deledda, premio Nobel italiano della letteratura cento anni fa e unica nostra scrittrice ad averlo ottenuto: «Un giorno, in maggio, quando le prime ebbrezze della sua avventura letteraria erano dileguate, per lasciar posto, in lei, ad uno scoraggiamento pesante, per colmo di disdetta, le arriva una lunga critica, manoscritta, della sua povera ma sincera fatica: il romanzo, la novella, persino un timido racconto per bambini pubblicato in una rivistina per ragazzi, tutto è stroncato, e non con debole malizia, ma a vigorosi colpi di accetta: tutto, con logica, con coscienza: tutto ridotto a scheggie, buone, – conclude il critico, – per accendere il fuoco del forno ove la madre di Cosima cuoce il pane. Torni, torni, la piccola grafomane, nel limite dell’orticello paterno, a coltivare i garofani e la madreselva; torni a fare la calza, a crescere, ad aspettare un buon marito, a prepararsi ad un avvenire sano di affetti famigliari e di maternità».











