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Gianna Fregonara e Orsola Riva

Tra le sette tracce della prima prova neanche quest'anno ha trovato spazio una donna. Il precedente del nome storpiato alla De Céspedes nel 2016

È troppo sperare che l’anno prossimo ci si ricordi che la storia della letteratura italiana è fatta anche di donne? Il ministro Giuseppe Valditara non se ne abbia a male, ché la sua dimenticanza – se di semplice dimenticanza si può parlare – è una malattia che ha afflitto anche tanti suoi predecessori. E in fondo anche la polemica esplosa quest’anno sull’esclusione dalle tracce di Maturità di Grazia Deledda data per grande favorita alla vigilia dell’esame solo perché quest’anno ricorre il centenario del suo Nobel per la letteratura, la dice lunga sull’atteggiamento (condiscendente? paternalista?) con il quale ancora oggi si guarda alle nostre grandi scrittrici e poetesse della tradizione. Ma chi ha mai pensato di dover aspettare una ricorrenza per proporre una traccia su Carducci o Pirandello, Quasimodo o Montale, di cui a stento ci ricordiamo che hanno vinto pure un Nobel?

E siccome conosciamo l’obiezione, chiariamo subito che il punto non è rivendicare una politica delle «quote rosa» anche nel tema di maturità. Qui si tratta di riparare a un danno di incuria grave fatto al nostro patrimonio comune. Di Elsa Morante si dovette aspettare la morte per proporla in un tema: era il 1985. Prima di lei ci si ricorda di un tema letterario su Sibilla Aleramo nel 1978. Alba de Céspedes e Anna Banti fecero la loro apparizione nel 2016, ma non nel tema letterario. In una traccia sull’anniversario del primo voto alle donne. E comunque il nome della autrice di quel romanzo perfetto che è «Quaderno proibito» - acutissima rappresentazione della prigione dorata di una donna della media borghesia romana negli anni 50 – fu storpiato in Alba De Céspedesp, con una «p» in più. Freud ci si sarebbe sbizzarrito. E potremmo continuare… Certo, nel 2022 c’è stata la Ginzburg, ma solo in una sessione straordinaria.