27 anni, per la precisione, senza una scrittrice nell'analisi del testo. Dal 1999, nessuna grande autrice donna è più stata scelta per l’analisi del testo all'esame di Stato. Un'assenza troppo pesante in un canone scolastico che sembra dimenticarsi delle grandi voci femminili del 900
Anche quest’anno, nelle aule della prima prova della Maturità, si è ripresentata un’assenza “ingiustificata”. È quella delle grandi autrici della letteratura italiana, voci che hanno raccontato il Novecento e il Paese con opere straordinarie entrate a pieno titolo nella nostra storia culturale. La voce di Elsa Morante, lo sguardo di Natalia Ginzburg, la poesia di Alda Merini, il Premio Nobel di Grazia Deledda per citarne solo alcune: nessuna di loro è mai comparsa nella traccia di analisi del testo. Dal 1999, anno in cui l’attuale esame di Stato è entrato in vigore, sono trascorsi 27 anni e la prova dedicata alla letteratura è rimasta un club esclusivamente maschile. Più che una semplice coincidenza statistica, parrebbe di più il segnale di un canone che continua a faticare nel riconoscere la ricchezza della scrittura femminile.
Nessuna letterata donna nelle tracce della Maturità da 27 anni
L’Italia ha avuto sei premi Nobel per la letteratura nella sua storia. Uno di questi è Grazia Deledda, che lo vinse nel 1926. Ma, a un secolo di distanza, la scrittrice sarda non ha mai varcato la soglia della prima prova dell’esame di Stato. Un paradosso tutto italiano, se ci pensiamo: gli studenti passano mesi a studiare il modernismo, l’ermetismo e il neorealismo, ma quando arriva il momento della scelta ministeriale, la rosa dei candidati si restringe, quasi sempre, ad autori maschi.











