La notizia positiva è che l'Ice ha aumentato i fondi a Pitti: non è poco un milione di euro per rafforzare l'attrattività generale della kermesse, oltre che per facilitare il soggiorno dei buyer, ormai specie coccolata come un tempo lo erano i direttori creativi, tanto che sia il presidente Antonio-Totò De Matteis sia il nuovo ceo Ivano Cauli prevedono per loro nuove piattaforme, momenti di incontro e "coinvolgimento", ricchi premi e cotillon. Abbigliamento, accessori e da un paio di stagioni anche i profumi, segmento in crescita per la società Pitti Immagine attraverso la fiera Fragranze, dunque in via di inserimento anche nell'esposizione dedicata alla moda maschile che, nonostante i circa 730 brand presenti, di cui il 44 per cento stranieri, ha bisogno di ritrovare non solo centralità nell'ambito di un settore in grande difficoltà, ma un progetto culturale vero e serio che renda non solo la partecipazione a Firenze, ma la rilevanza della moda maschile prodotta in Italia effettiva.A nessuno sfugge che i giovani stilisti invitati questa stagione a sfilare nei luoghi più suggestivi della città, come il Teatro della Pergola o quello del Maggio Musicale Fiorentino e sempre grazie al sovrintendente Carlo Fuortes (il primo non-fiorentino che abbia sedotto in via permanente la città ribaltando le sorti dell'istituzione), godano del supporto dei loro produttori e distributori, tutti italiani. Sono prodotti nella penisola l'inglese Simone Rocha, che ha declinato per la prima volta al maschile il suo pensiero leggero e sognante, o la radicalità raffinata di William Palmer, anche lui in approdo da una scena londinese purtroppo sempre meno attrattiva. Ma è chiaro anche a Cauli, che assume la carica dopo un paio di anni alla direzione generale, come applicare i soliti vecchi schemi tattici — la sfilata, le telecamere, la proliferazione di aperitivi — a un mondo cambiato, non sia una scelta vincente sul lungo periodo.Quindi, ecco la nuova contiguità di Pitti Uomo con il mondo dell'outdoor e del ciclismo, esplorato da qualche anno a questa parte in modalità di ricerca, e oggi sviluppato affiancandosi alle aziende specializzate in abbigliamento tecnico e alle relative "comunità"; ecco la nuova attenzione rivolta alla ricerca nei tessuti della produzione di alta gamma ("oggi anche Zara compra lana da Reda, la segmentazione del mercato è meno netta"); ed ecco soprattutto il focus sull'intelligenza artificiale che, come osservava Matteo Cibic invitato da Accademia Italiana qualche ora fa, ha già cambiato il mondo del design in via permanente, e dunque anche le nuove modalità di interazione attorno al prodotto-moda. Appena nominato dal consiglio, Cauli ha messo in modalità "hold" il progetto Pitti Connect, nato come piattaforma per l'e-commerce, e oggi, forte della lunga esperienza in Openmind, che contribuì a fondare nel 2004, e in Accenture, mira a rafforzarlo guardando, di nuovo, più all'aspetto culturale e di completezza dell'offerta che sulla tecnica, in fondo disponibile a tutti con un po' di budget.La linea-guida di questo progetto è ancora quella che Gian Marco Rivetti diede a Pitti ormai quasi mezzo secolo fa: fare moda attraverso la cultura. "All'epoca, ideare e produrre mostre e installazioni, pubblicare testi scientifici e libri di immagine per evidenziare le molteplici relazioni tra la moda e le principali espressioni culturali e artistiche, fu un'impostazione sperimentale e geniale", osserva: "Oggi la nostra azione è concentrata soprattutto sul core business, ma questo non significa aver abbandonato quella vocazione, che si esprime solo in modalità diverse". Sullo sfondo, resta la questione di una moda maschile milanese che ha perso a sua volta di centralità: la "settimana" si è ridotta a un week end, i nomi di richiamo internazionale sono in buona sostanza tre (Giorgio Armani, Prada, Dolce&Gabbana, Zegna ha sfilato a Los Angeles), ancora in test i giovani, e fin troppi gli ospiti stranieri, da Thom Browne a Ralph Lauren che si avvicina più all'universo lifestyle che alla moda. Si tratta peraltro di un tema che investe tutto il comparto, e non solo in Italia. Basti dire che Pitti Uomo è l'ultima kermesse fieristica specifica rimasta al mondo.