di Antonio Mancinelli
Ivano Cauli, milanese, classe 1969, è il nuovo amministratore delegato di Pitti Immagine. Arriva alla moda non dalla porta imbottita del cerimoniale, ma da quella elettrica del digitale: laurea in Scienze dell’informazione, esperienza negli anni 90 in Sapient, poi nel 2004 la fondazione di Openmind, società specializzata in e-commerce per il fashion e altri settori, acquisita da Accenture nel 2021, dove Cauli ha seguito l’area commerce per il Sud Europa. In Pitti ha ricoperto incarichi legati all’innovazione e alla direzione generale. Un manager, dunque, che conosce le tecnologie e non tratta la fiera come un evento d’élite: più dati, più buyer, più precisione. Firenze resta teatro. Dietro, però, si sente la sala macchine.
Qual è la prima idea di Pitti che vuole affermare da Ceo?
"Vorrei che nei quattro giorni in Fortezza si creasse un clima nel quale compratori ed espositori possano scambiarsi davvero le chiavi per leggere il mercato. L’abbigliamento attraversa una fase complicata: Firenze deve diventare il luogo di un dialogo sincero, internazionale, trasversale alle categorie, capace di restituire energia positiva".
Pitti oggi deve essere fiera commerciale, piattaforma internazionale o luogo che orienta il gusto?














