di Antonio Mancinelli

Raffaello Napoleone ha oggi la delega più diplomatica di Pitti: relazioni internazionali e istituzionali. In un salone che all’ultima edizione ha contato cinquemila buyer internazionali, la partita non è più solo riempire la Fortezza: è scegliere chi far entrare nel sistema. ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e MAECI, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, diventano così strumenti di una perspicacia economica molto concreta: meno salotto, più agenda.

Pitti è ancora italiano o globale?

"È italiano per cultura e globale per vocazione. Il lavoro oggi è tenere insieme le due cose: Firenze come identità, il mondo come mercato. Quasi metà della presenza di Pitti Uomo è internazionale, e questo va governato, non solo celebrato".

I 5.000 buyer esteri bastano?