L'establishment iraniano più intransigente presenta l'intesa quadro tra Stati Uniti e Iran come la prova che Teheran ha resistito più a lungo di Washington, e non come una concessione. Restano però aperti gli interrogativi su quanto controllo la Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC) abbia esercitato sui suoi termini.

PUBBLICITÀ

Il comandante della Forza Quds dell'IRGC, Esmail Qaani, è riapparso in pubblico per la prima volta dopo mesi lunedì sera per parlare dell'accordo, dichiarando alla televisione di Stato iraniana che lo stretto di Bab al-Mandeb «è completamente nelle mani dei ragazzi di Hezbollah, degli (Houthi) in Yemen e persino di alcuni compagni e figli della resistenza che non sono yemeniti».

Il riferimento a Bab al-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, è stato interpretato come un avvertimento: la rete regionale di Teheran mantiene un potere di pressione su un'altra rotta marittima globale, anche mentre il blocco di Hormuz viene revocato.

La Forza Quds, il ramo di intelligence e di guerra asimmetrica dell'IRGC, è il principale architetto dell'Asse della Resistenza, una rete di gruppi armati in tutto il Medio Oriente che comprende Hamas a Gaza, gli Houthi in Yemen e le milizie sciite in Iraq, che Teheran finanzia, arma e coordina.