Il tempo della diplomazia scorre rapido, ma rischia di infrangersi contro il muro dell’intransigenza interna. La sottoscrizione dello storico accordo tra Stati Uniti e Iran, secondo quanto dichiarato a Fox News dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sarebbe ormai questione di ore.
Il tycoon ha annunciato che l’intesa, con una prima sigla elettronica prevista per oggi e un vertice in presenza la prossima settimana in Europa, dovrebbe concretizzarsi «nelle prossime due o tre ore», al netto di un lieve slittamento dovuto ai recenti raid israeliani su Beirut.
Mentre a Washington si prepara la formalizzazione, a Teheran le strade si accendono e nel regime emergono profonde fratture.
L’imminente memorandum ha esasperato lo scontro tra le diverse correnti del potere: da un lato i fautori del dialogo, dall’altro l’ala dura e ultraconservatrice, contraria a qualsiasi compromesso con il “Grande Satana” a prescindere dai contenuti.
La fronda più radicale non è rimasta a guardare. Diversi gruppi ultraconservatori, guidati da 16 parlamentari del blocco estremista Paydari, hanno organizzato manifestazioni di protesta assediando le sedi del ministero degli Esteri a Teheran e a Mashhad.












