Le ore di febbrile attesa per la firma del memorandum tra Iran e Usa si accompagnano a una babele di rivendicazioni e smentite sui media e sui social di entrambi gli schieramenti, mentre il mondo guarda con cauta speranza a un accordo «vicino come mai prima d'ora». Ad ogni modo, sembra ormai archiviata l'ipotesi Ginevra: la firma «sarà a distanza», ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, trovando conferma nel mediatore Pakistan che ha poi tentato di chiarire i tempi, parlando sabato di una «finalizzazione prevista nelle prossime 24 ore».

La deadline è stata rilanciata in serata dallo stesso Donald Trump, secondo cui la sigla «è prevista per domenica» (ndr. oggi 14 giugmo) e subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti». Ma Teheran non conferma e continua a prendere tempo, parlando invece di una firma «nei prossimi giorni», a discapito dell'obiettivo statunitense di chiudere entro il weekend, in tempo per il G7 di Evian e per i festeggiamenti del compleanno del tycoon.

Sembra, comunque, ormai dato per certo che un testo comune sia stato concordato, come annunciato dallo stesso Pakistan.

Ad alimentare la speranza, è giunto anche l'annuncio iraniano di una data per i funerali di Ali Khamenei, programmati dal 4 al 9 luglio dopo essere stati rimandati per mesi proprio a causa del protrarsi della guerra.