Le ore che precedono la firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran sono caratterizzate da una complessa sovrapposizione di annunci, smentite e manovre diplomatiche. Nonostante le dichiarazioni del mediatore pakistano e le aspettative di Washington, che preme per chiudere l’intesa entro domenica in concomitanza con il G7 di Evian, Teheran mantiene un atteggiamento prudente. L’ipotesi di una cerimonia in presenza a Ginevra appare ormai superata; la firma “sarà a distanza”, ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, smentendo di fatto le indiscrezioni circolate nelle ultime ore riguardo a presunti viaggi del team negoziale verso la Svizzera o il Pakistan.
Le divergenze sui tempi e il ruolo del Pakistan
Il nodo temporale resta il principale punto di attrito. Donald Trump ha rilanciato con forza la scadenza della domenica, dichiarando che la sigla “è prevista” per quel giorno “e subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti”. Una visione che collide con la linea della diplomazia iraniana, che preferisce parlare di una tempistica generica “nei prossimi giorni”. Nonostante le smentite del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, secondo cui “il team negoziale non ha in programma di visitare Ginevra o altre località nei prossimi giorni”, resta il fatto che un testo condiviso appare ormai definito, avvalorato anche dal rilascio del calendario per i funerali di Ali Khamenei, fissati tra il 4 e il 9 luglio.










