L’attesa per il memorandum tra Stati Uniti e Iran si è trasformata in una febbrile guerra di dichiarazioni, smentite e rivendicazioni incrociate. Mentre la comunità internazionale guarda con “cauta speranza” a un compromesso giudicato «vicino come mai prima d’ora», il cammino verso la sottoscrizione ufficiale resta irregolare e incerto.

Islamabad, nel ruolo di mediatore, e Donald Trump spingono per una ratifica imminente, puntando a chiudere entro domenica per capitalizzare il risultato prima del G7 di Evian e in coincidenza con i festeggiamenti del compleanno del tycoon. Teheran, invece, frena e prende tempo, parlando più vagamente di una firma “nei prossimi giorni”.

Un punto sembra comunque acquisito: non ci sarà alcuna cerimonia di alto profilo a Ginevra. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha annunciato senza giri di parole che l’intesa “sarà a distanza”. Una linea confermata dalle comunicazioni del Pakistan, che ha delineato il formato di una videoconferenza. Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmail Baghaei, ha inoltre smentito le indiscrezioni circolate sui media: nessun viaggio europeo per i negoziatori e nessuna delegazione in arrivo a Islamabad per colloqui dell’ultimo minuto.