Tratteniamo il fiato in attesa della firma del memorandum of under standing, giunto oramai all’ultimo miglio prima del traguardo: l'Iran qualche ora fa ha dichiarato che potrebbe firmare l’accordo con gli Stati Uniti nei prossimi giorni, respingendo la proposta del mediatore di Islamabad che, invece, chiedeva di sottoscriverlo entro oggi.
Con gran clangore mediatico Stati Uniti e Iran hanno annunciato venerdì scorso che l’accordo per porre fine alla guerra iniziata a fine febbraio era oramai prossimo. Il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, lo Stato che ha avuto il delicato ruolo di Paese negoziatore, ieri ha confermato che le due parti (Iran-Usa) hanno concordato il testo definitivo dell’accordo di pace, che Islamabad sta limando, e che verrà formalizzato mediante firma elettronica da remoto.
Le due parti belligeranti, ricordiamo, nelle settimane scorse sono sembrate molte volte vicine alla sottoscrizione di un accordo per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, come chiede tutto il mondo. Lo stesso presidente Trump, anche senza aver commentato la dichiarazione del Premier pakistano, ha subito dopo ripubblicato il post di Sharif sui propri social.
Nel corso degli oltre tre mesi di durata, questa guerra ha ucciso migliaia di persone, principalmente in Iran e Libano e ha, inoltre, comportato pesanti ricadute sui prezzi globali dell'energia, dovute al blocco navale esercitato dall'Iran sullo Stretto di Hormuz e dagli Stati Uniti che, in risposta, hanno bloccato i porti iraniani.











