Roma, 13 giugno 2026 - Quello di domani è il grande giorno, inteso come quello della firma dell’accordo fra Usa e Iran e non come l’ottantesimo compleanno di Donald Trump, che pure cade oggi. O, almeno, se lo augura mezzo mondo. Il tycoon ne è convinto: la firma è questione di ore e, dove non arriva la diplomazia, lo fa la tecnologia. Sfumata la possibilità di un incontro a Ginevra, l’accordo sarà siglato on line per motivi logistici e di tempo.

In vena di feste e di grandi annunci, The Donald ha anche detto che lo Stretto di Hormuz riaprirà a tutti gratuitamente. E se qualcosa dovesse andare storto, Teheran sa a che cosa vada incontro. “Non vediamo l’ora di lavorare con l’Iran e l’intero Medio Oriente per molto tempo a venire – ha scritto Trump su Truth -. Speriamo che questo processo si svolga in modo rapido, facile e senza intoppi. Se così non fosse, abbiamo l’alternativa definitiva, che speriamo di non dover mai più utilizzare!”.

L’inquilino della Casa Bianca ha anche parlato dell’altro tema spinoso dei negoziati: il nucleare e, già che c’era, ne ha approfittato per criticare nuovamente l’accordo che era stato firmato nel 2015 da Obama. “L’accordo di Barack Hussein Obama con l’Iran, il Jcpoa, era una strada facile, bella e spianata verso l’arma nucleare, che l’Iran avrebbe avuto già 6 anni fa. Il mio accordo con l’Iran è l’esatto opposto: un muro contro l’arma nucleare. Infatti non vogliono più l’atomica, né ne avranno mai una, in alcun modo”.