Al termine di una giornata di ottimismo alternato a disillusione, nel tardo pomeriggio di sabato 13 giugno Donald Trump ha scritto su Truth che la firma sull’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran avverrà oggi, domenica, giorno del suo 80esimo compleanno, che la Repubblica islamica «ha accettato di non avere l'atomica» e che subito dopo che l’intesa verrà siglata lo Stretto di Hormuz «riaprirà».

Teheran, il cui ministro degli Esteri Abbas Araghchi si trova oggi a Islamabad (è il Pakistan a fare da mediatore tra i due attori in conflitto), prende però tempo e parla di accordo «non definitivo», tanto che l’agenzia Fars – considerata vicina ai Pasdaran – fa sapere che i negoziatori iraniani stanno ancora valutando l’ultima bozza di testo. Al momento, l’unica certezza è che il vertice di Ginevra, che avrebbe dovuto tenersi tra domenica e lunedì, è rinviato a data da destinarsi: l’eventuale firma sull’accordo arriverà in digitale.

Iran-Usa: «Si firma domenica, anzi lunedì». L’accordo della sfiducia nasce nel caos

Media: decisione finale di Teheran in attesa di valutazione

Trump ribadisce: "L'Iran ha accettato di non avere l'atomica, a breve Hormuz aprirà"