Donald Trump è finalmente riuscito a ottenere un accordo con l’Iran nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Lo aveva annunciato tante volte che il dubbio è rimasto fino all’ultimo minuto, soprattutto dopo il bombardamento israeliano di ieri sulla periferia sud di Beirut e le minacce di ritorsioni iraniane. Trump ha preso le distanze dal suo alleato israeliano ed è riuscito a salvare l’accordo.

Come previsto, tutti rivendicano una vittoria clamorosa. Il vicepresidente statunitense JD Vance, che dovrebbe firmare l’accordo con gli iraniani venerdì a Ginevra, ha affermato che il Medio Oriente ne sarà trasformato per i prossimi cinquant’anni. Quanto all’Iran, proclama che gli Stati Uniti e Israele sono stati “umiliati” e hanno dovuto rassegnarsi a riconoscere la sconfitta.

Nessuna delle due cose è vera, ovviamente, tanto più che per ora firmeranno solo un documento che prolunga di sessanta giorni il cessate il fuoco, consente la riapertura dello stretto di Hormuz e la fine della guerra di Israele in Libano, oltre alla graduale revoca delle sanzioni contro l’Iran. Ma seguiranno negoziati sulla questione nucleare, sulle scorte di 440 chili di uranio altamente arricchito e sulle altre complicate questioni dei missili balistici e dell’azione regionale di Teheran. In altre parole, l’accordo riporta la regione alla situazione di prima della guerra, ma non risolve nulla: la parte più difficile deve ancora venire.