Dopo negoziati lunghi e faticosi, le due parti sono arrivate a un’intesa che lascia ancora molti punti in sospeso. E segna il fallimento della strategia di Washington e di Israele

Per il suo ottantesimo compleanno Donald Trump ha tirato un sospiro di sollievo. Il 14 giugno, prima dell’inizio di una serata all’interno della Casa Bianca dedicata alle arti marziali miste, il presidente statunitense ha annunciato la conclusione di un accordo con l’Iran. Negoziato faticosamente per settimane, il testo stabilisce i princìpi per mettere fine alla guerra prima dell’avvio di una nuova fase diplomatica di sessanta giorni, destinata a risolvere le questioni più spinose: il futuro del programma nucleare iraniano, la sorte delle scorte di uranio altamente arricchito, la graduale revoca delle sanzioni statunitensi. Si sta tirando su un castello di carte. Molti venti potrebbero abbatterlo.

“Autorizzo la riapertura dello stretto di Hormuz senza diritti di transito e la revoca immediata del blocco navale statunitense. Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra a fiumi!”, ha scritto Trump in un primo messaggio sul suo social media Truth, esprimendo le sue priorità. In un secondo messaggio, il presidente promette “pace e sicurezza a tutta la regione”. Precisando che, dopo le operazioni di sminamento nel passaggio marittimo, l’oro nero circolerà di nuovo liberamente dal 19 giugno, giorno della firma ufficiale dell’accordo.