«L’accordo con l’Iran è tutto negoziato. Devono solo firmarlo». Parola di Donald Trump. Dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano, dato che è la 39esima volta che il presidente Usa annuncia di essere vicino a un’intesa con Teheran e poi viene smentito sistematicamente. Sono passati oramai 103 giorni dall’inizio dell’operazione militare Epic Fury, con lunghe settimane di trattative che non hanno portato ad alcun risultato concreto. Anzi, ora rischiano anche di saltare dopo i recenti attacchi, che forse non saranno gli ultimi.

«Il bullo del Medio Oriente è morto. Ci hanno messo troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora ne pagheranno le conseguenze», ha detto Trump. «Qualsiasi aggressione incontrerà una risposta diretta e decisa», ha risposto il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, nonché principale interlocutore con gli Usa.

Dichiarazioni di fuoco e contraddittorie, ma le speranze per raggiungere un accordo sono ancora in piedi o almeno è quello che vogliono far credere i mediatori. Anzi, per evitare un’escalation militare che congeli le trattative, da Doha è stato inviato un team negoziale a Teheran. La missione è iniziata «dopo consultazioni con gli Stati Uniti» e ha l’obiettivo di «ridurre le distanze che restano» tra Washington e Teheran.