Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato ieri che gli Usa avrebbero colpito l’Iran «molto duramente» durante la notte. Tuttavia, pochi minuti dopo il tramonto sul Golfo Persico, ha annullato gli attacchi previsti e ha affermato che la leadership iraniana avrebbe «approvato» una bozza di accordo che estenderebbe il cessate il fuoco. Finora, mentre scriviamo, non c’è conferma ufficiale iraniana.

Potrebbe trattarsi dell’ennesima mossa anticipata di Trump, ma il tempismo dell’annuncio – coincidente con l’apertura dei Mondiali – lascia ipotizzare che dietro ci sia un passaggio di maggiore rilevanza politica o diplomatica.

Gli Stati Uniti avevano intensificato i raid contro l’Iran nella notte tra mercoledì e giovedì, lanciando 49 missili Tomahawk contro obiettivi in Iran. Nel mirino le isole di Qeshm e Hengam, all’imbocco dello Stretto di Hormuz, il porto militare di Bandar Abbas e le città costiere di Kangan e Sirik, cuore dell’industria energetica iraniana.

IL SEGRETARIO alla Difesa Pete Hegseth è stato esplicito: «Continueremo a bombardare obiettivi chiave in Iran con colpi di bombe a raffica. Non si tratta di far ripartire la guerra, ma di stabilire le condizioni per un accordo». In breve, la guerra come strumento negoziale: Hegseth l’ha chiama «diplomazia coercitiva»..