Prima annuncia un altro bombardamento nella notte di giovedì, poi cambia idea dopo nuovi contatti con l’Iran che avrebbero portato all’approvazione «dei punti finali» di un accordo che «sarà annunciato a breve», con buone probabilità nel fine settimana in Europa. «Abbiamo un accordo e l’Iran non avrà mai la bomba atomica», ha detto. Teheran prima lo smentisce: «Dice bugie», poi attraverso l’agenzia di regime Fars fa sapere che visto che gli Stati Uniti hanno accettato una bozza scritta da Teheran, le possibilità che anche l’Iran approvi sono «alte». Non è la prima volta che succede e questa guerra sembra sempre più un replay di schemi già visti in questi tre mesi: Trump che fa Taco, cioè alza il livello dello sconto per poi arretrare, l’Iran che dice l’esatto contrario del presidente. Non è neppure la prima volta che Israele e Stati Uniti non si coordinano, visto che ieri Benjamin Netanyahu sarebbe stato colto di sorpresa dall’annuncio di Trump dell’accordo raggiunto.

Netanyahu ha espresso apprezzamento per l’impegno del tycoon, ma «Israele non è parte del memorandum d’intesa». La possibilità di un accordo sarebbe arrivata in una telefonata dei funzionari del Pakistan, che avrebbero detto al presidente «abbiamo un accordo», secondo una fonte del New York Times. «Al mercato piace l’accordo», ha aggiuntoTrump dallo Studio Ovale, facendo riferimento alla risposta di Wall Street: il Dow Jones ha recuperato tutte le perdite salendo di 900 punti, chiudendo in rialzo dell’1,89%. Stessa cosa per il Nasdaq che è cresciuto del 2,54% e l’S&P 500 che invece ha guadagnato l’1,75%. Il petrolio al contrario è sceso: i contratti di luglio sono arrivati a 86 dollari, mentre il Brent è sceso sotto i 90 dollari.I FATTI Tutto è iniziato ieri mattina quando il presidente è tornato alla diplomazia delle minacce e delle bombe, dopo aver provato con il dialogo, ripetendo negli ultimi due mesi oltre 40 volte che un accordo era molto vicino. Trump è passato da voler «cancellare la civiltà iraniana» a trasformarsi in un negoziatore aperto al dialogo: «Ci siamo quasi, arriverà nelle prossime ore, l’accordo sarà nei prossimi giorni», ha detto nel corso delle ultime settimane. Ma l’Iran lo ha sempre smentito, mettendo un limite all’ottimismo del presidente americano e continuando a prolungare una guerra dalla quale Trump deve uscire presto, sia per l’economia che per le elezioni di novembre: proprio ieri la World Bank ha pubblicato il suo Global Economic Prospects in cui si spiega come la crescita globale è scesa al 2,5%, rispetto al 2,9% del 2025, il dato peggiore dalla pandemia. «Ci sono prospettive di indebolimento delle economie dipendenti dalle importazioni energetiche e di quelle colpite dalle guerre», scrive la World Bank. La prima minaccia, o meglio un ritorno a una retorica aggressiva che aveva usato all’inizio dello scontro, è arrivata ieri: Trump ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a occupare e controllare Kharg Island, il principale hub iraniano del petrolio, dove sono conservate tra l’80% e il 90% del greggio del Paese. «Attaccheremo ancora, a breve prenderemo l’isola e ilmercato del petrolio», ha detto, lasciando intendere che Washington metterà i «boots on the ground». «Possiamo mandare un piccolo gruppo di soldati sul territorio. E sono finiti», ha continuato. Ma sono le bombe a preoccupare alcuni esperti: nelle stesse ore in cui Trump minaccia nuovi attacchi «che colpiranno duramente l’Iran», secondo alcune fonti citate da Nbc News,decine di leader del settore della difesa stanno organizzando un incontro con il presidente alla Casa Bianca: il timore è che le scorte di missili siano diminuite in modo pericoloso per la sicurezza del Paese. La Casa Bianca ha smentito qualsiasi contatto.I DETTAGLI Lo stretto di Hormuz aprirà subito dopo l'intesa con l'Iran. Trump sa che non può andarsene dall’Iran con un «deal» peggiore rispetto a quello raggiunto da Obama e che lui stesso ha prima criticato e poi revocato. «L'Iran vuole che dai 6 ai 12 miliardi di dollari dei suoi fondi congelati vengano sbloccati e restituiti a Teheran, mentre Washington vuole sbloccare questi fondi a tappe per l'acquisto di beni umanitari e rifiuta un rimborso diretto all'Iran», ha sostenuto una fonte iraniana citata da Reuters. Al contrario Washington ha fatto sapere che i beni confiscati all’Iran saranno usati per risarcire e ricostruire i Paesi del Golfo colpiti dai bombardamenti. E Teheran ieri ha minacciato le aziende di Elon Musk presenti nellaregione. L’agenzia Fars ha scritto su Telegram che l’Iran considera tutti gli interessi economici di Elon Musk nella regione, comprese le stazioni terrestri di Starlink, obiettivi militari legittimi.