di
Greta Privitera
Gli ayatollah: gli asset sbloccati e servizi a pagamento per lo stretto
La fiducia non c’è, ma le firme digitali sul memorandum d’intesa sì: l’accordo tra Stati Uniti e Iran è diventato realtà. Il testo non è ancora pubblico, ma circola in bozze e commenti a mezza voce. A Teheran ripetono che «molti dettagli andranno chiariti», ma il presidente Masoud Pezeshkian, alla tv di Stato, ha dato la linea: «Se tutte le disposizioni saranno attuate correttamente, sarà un documento onorevole per il Paese».
Lo Stretto di HormuzNella narrazione iraniana, la grande vittoria è lo Stretto. Da venerdì, raccontano fonti di governo, riaperto «a tutte le navi commerciali». I media vicini al Consiglio supremo di sicurezza nazionale parlano di revoca immediata del blocco navale americano, ritiro progressivo delle forze schierate intorno all’Iran, traffico «coordinato tra Iran e Oman». Insistono su un punto più politico che tecnico: il testo «riconosce in modo esplicito la sovranità» dei due Paesi su Hormuz. Dietro la formula, una partita di soldi. Secondo l’agenzia Fars il passaggio gratuito varrebbe solo per i primi 60 giorni, poi Teheran potrebbe far pagare assistenza, pilotaggio, sicurezza. Niente pedaggi di transito, vietati dal diritto del mare, ma una tariffa sui servizi.












