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Il nuovo potere iraniano emerso dalla guerra con Stati Uniti e Israele celebra la «vittoria» sui nemici – che secondo i militari si sarebbero perfino «arresi» – ma deve fare i conti, sul fronte interno, con il malcontento degli ultraconservatori, mitigato soltanto dalla rapida ripresa dell'economia.I proclami di vittoria

«L'Iran ha imposto la sua volontà divina e ferrea sui suoi umiliati nemici americani e sionisti: il nemico non ha altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi», è stato l'esordio dell'esercito iraniano sul commento dell'intesa con Washington. «Pensavano di poter infliggere gravi danni, ma i loro calcoli si sono rivelati del tutto errati», ha aggiunto il generale Amir Hatami, comandante in capo dei militari. Sulla stessa linea il capo negoziatore e presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, tra le figure di maggiore rilievo della nuova mappa del potere a Teheran: con la sua «storica resistenza», ha scritto, l'Iran ha compiuto «un grande passo verso la vittoria finale». Generale dei Pasdaran, Ghalibaf rappresenta una cerniera tra la politica e l'altro grande potere del Paese.

La linea della diplomazia

Diverso il registro del ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi, profilo del volto moderato della Repubblica islamica, che ha colto l'occasione dell'accordo per ribadire la richiesta di porre «fine in modo definitivo» agli attacchi di Israele in Libano, in una girandola di telefonate con gli omologhi di Turchia, Iraq ed Egitto. Una linea apprezzata da Hezbollah, che ha celebrato «la resistenza senza precedenti del popolo iraniano e della sua saggia leadership».Il fronte interno degli ultraconservatori