L’accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti ha pochissimi punti fermi, mentre promette molto di più nel futuro. È più notevole per quello di cui non si parla che per quello di cui si parla e su cui si prendono impegni. Rimane il fatto che gli Usa hanno scatenato un attacco imponente per ottenere un accordo che rimette solo le lancette all’ora. Ma in realtà il successo o l’insuccesso si giudicheranno solo sulla base dei possibili accordi futuri.

LA SOSTANZA La sostanza odierna è semplicissima e limitata: riapre Hormuz e finisce anche il blocco navale americano. Inoltre cessano i combattimenti, non solo nel Golfo e sull’Iran, ma anche in Libano. Su questo punto bisognerà vedere cosa ne pensano sia Israele che Hezbollah, che non hanno partecipato ai negoziati e non sono firmatari dell’accordo. Questo è forse il punto più debole del documento congiunto e quello che potrebbe essere sfruttato per far saltare tutto.Dopo di che cominciano 60 giorni di negoziati ad altissima intensità che dovrebbero risolvere questioni spinosissime come quella dell’uranio arricchito iraniano. È vero che i 60 giorni possono essere estesi “di mutuo accordo tra le parti”, ma non è credibile che Donald Trump voglia accettare negoziati lunghissimi (vedi i circa due anni del negoziato guidato da Barack Obama). L’Iran dovrà anche negoziare con l’Oman e con gli altri paesi rivieraschi del Golfo la questione di eventuali pedaggi da imporre alle navi in transito (che intanto, per 60 giorni, non pagheranno nulla). Mancano molte cose. Non si dice nulla dell’armamento missilistico iraniano ad esempio, così come non si parla dei legami di Teheran con gli Hezbollah, gli Houthi e Hamas. D’altro canto non si citano neanche la striscia di Gaza e i palestinesi.Nessuno vince, nessuno perde. Questo è più un successo per l’Iran che per gli Usa, tuttavia i negoziati futuri potrebbero riequilibrare la situazione a favore di Washington che ha ancora carte significative da utilizzare, come le autorizzazioni da concedere agli investitori che sono interessati alla ricostruzione dell’Iran (si nomina un fondo di 300 miliardi dollari, finanziato per lo più da terze parti). Molto simile il discorso delle sanzioni: c’è l’accordo di principio su una loro progressiva eliminazione, ma tutto dipenderà dall’assenso di Washington, volta per volta.In compenso Teheran avrebbe ottenuto di non dover cedere ad altri il suo uranio arricchito ma, sempre in linea di principio, avrebbe accettato di poterlo rifondere e seppellire, sotto il controllo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (che già controllava l’applicazione del vecchio accordo Jcpoa). In fin dei conti, stando a questo accordo, è stato compiuto un gigantesco sforzo militare e si è messa in crisi l’economia mondiale solo perché Iran e Usa trovassero la scusa necessaria per aprire un negoziato? Ci si può domandare se la spesa valesse l’impresa. Anche perché non abbiamo alcuna certezza che al termine di questa vicenda avremo la pace.