Cancelleremo l’Iran e un’intera civiltà, aveva minacciato Trump. E invece tra bombe, blocchi a Hormuz, razzi iraniani sul Kuwait e spacconate varie, Washington deve ancora rinviare, mentre l’Iran sembra assai poco convinto e forse diviso nella leadership: una minoranza influente di «falchi» non intende cedere a compromessi.

Ma il negoziato a quanto pare va avanti, diventa quasi infinito, prolunga la vita del regime mentre Trump le spara grosse, come se ormai non gli importasse nulla anche delle elezioni di midterm e delle sorti dei repubblicani. L’unico che lo prende sul serio, per ovvi motivi, è ancora il suo compare di sventure Netanyahu.

Trump si era spinto venerdì persino a dire che i marinai di petroliere e mercantili, intrappolati da mesi nel Golfo, «stavano per tornare a casa». La risposta iraniana è stata secca: «Gli Usa stanno tradendo la diplomazia per la terza volta con il blocco navale e richieste eccessive», ha detto Mohsen Rezai consigliere storico della famiglia Khamenei. Il nodo resta il nucleare che gli Stati uniti vogliono prendersi (insieme all’Aiea) e i soldi dell’Iran congelati dagli Usa e che Trump non vuole restituire. Nulla più di questo fa infuriare un mondo di ayatollah e pasdaran che nel profondo sono devoti di Alì ma da millenni anche bazarì, commercianti eccelsi.