All’inizio della settimana, l’amministrazione Trump parlava di un Iran prossimo alla capitolazione. Ieri invece stava discutendo la progressiva revoca del blocco navale, lo sblocco di fondi congelati e persino un piano internazionale di investimenti da trecento miliardi di dollari. Sembra il solito circo messo in piedi da Donald Trump e i suoi. L’ennesimo cambio di postura, ormai sempre più rapsodici e imprevedibili, che racconta molto dello stato della guerra e forse ancora di più dello stato dei negoziati.

Non è un’esagerazione. Martedì il segretario della Difesa – pardon, della Guerra – Pete Hegseth, sosteneva che l’economia iraniana fosse «in ginocchio», che la marina di Teheran sarebbe stata spazzata via e che «nessuna petroliera iraniana al mondo fosse più al sicuro». E poi venerdì il New York Times ha rivelato che Washington e Teheran stanno discutendo una bozza di memorandum che racconta una storia molto diversa. Mediatori qatarioti e pakistani avrebbero avvicinato le posizioni delle due parti al punto da elaborare un quadro preliminare che potrebbe aprire la strada a un accordo più ampio. Trump non ha ancora dato il via libera definitivo, ma la trattativa sarebbe entrata in una fase decisiva.