Secondo due fonti di Barak Ravid, giornalista molto informato di Axios, c’è un “memorandum di intesa” tra Stati Uniti e Iran che prevede sessanta giorni di prolungamento del cessate il fuoco durante i quali inizierà il negoziato sul programma nucleare del regime di Teheran e il suo uranio arricchito. Manca però il via libera definitivo, sia quello di Trump sia quello di Mojtaba Khamenei. Si tratterebbe di un altro accordo temporaneo – è dall’inizio della guerra che ci si accorda sulla possibilità di accordarsi – che riporta in alto l’altalena della diplomazia (e in basso quella del prezzo del petrolio) dopo una mezza giornata di attacchi e contrattacchi militari, che aveva nuovamente abbassato le aspettative sul deal. Mentre tutti osservano esausti l’altalena, gli americani hanno fatto due attacchi a obiettivi militari iraniani nel giro di quarantotto ore – le forze americane hanno intercettato quattro droni lanciati dall’Iran sullo Stretto di Hormuz e hanno attaccato la base di lancio prima che partisse il quinto drone – e il regime iraniano, dopo aver annunciato la rappresaglia in seguito alla violazione del cessate il fuoco, ha lanciato un missile balistico contro una delle cinque basi militari americane in Kuwait, che è stato intercettato.I più esausti, e preoccupati, sono proprio i paesi del Golfo, nel mirino degli iraniani, e parte del negoziato tra Washington e Teheran, solo che non sono seduti al tavolo: Trump ha detto, nelle sue caotiche dichiarazioni, che questi paesi dovrebbero entrare negli Accordi di Abramo, quindi riconoscere Israele, altrimenti l’accordo con l’Iran non è del tutto conveniente (per l’Oman, che sta creando una collaborazione con Teheran per la gestione di Hormuz, le cose sono messe peggio, perché il presidente americano ha minacciato di colpirlo se “non si comporta bene”). Intanto il governo di Israele, anch’esso non al tavolo del negoziato, ha colpito un condominio nella parte sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, alleato libanese dell’Iran – Trump aveva chiesto di non colpire la capitale del Libano: era da tre settimane che Israele non lo faceva.