Poco prima che Donald Trump riunisse il suo governo alla Casa Bianca per un vertice “strategico” (era previsto a Camp David, ma il maltempo ha tenuto tutti a Washington), l’emittente del regime iraniano, Irib, ha annunciato di aver visionato una bozza dell’accordo preliminare con gli Stati Uniti in 14 punti, che prevedeva la riapertura del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz gestito dalla Repubblica islamica in collaborazione con l’Oman. Il documento non faceva alcun riferimento alle questioni più importanti per gli Stati Uniti, in particolare le scorte di uranio arricchito e il futuro del programma nucleare iraniano, e infatti la Casa Bianca lo ha in poco tempo liquidato: è totalmente falso.Il presidente Trump ha dichiarato, in apertura del Consiglio dei ministri (lo show in diretta tv arrivato al dodicesimo episodio in cui si fa la gara a chi elogia di più il capo, questa volta con cappellini rosso Maga nuovi, dedicati al 250esimo anniversario dell’indipendenza americana), che l’Iran vuole assolutamente un accordo, “ma non siamo ancora arrivati al punto, non siamo soddisfatti, ma lo saremo, o avremo l’accordo o finiremo il lavoro”. Confondendo l’Iran con il Venezuela (Freud dove sei?), Trump ha detto che il regime di Teheran non ha più una marina, non ha più un’aeronautica, non ha più una leadership, ma ancora pensa di poter superare in astuzia l’America, credendo che pesi sull’Amministrazione il fatto che a novembre ci siano le elezioni di metà mandato. Si sbaglia di grosso, a Trump non interessa niente delle midterm – che stanno andando bene, dice, guardate il Texas dove ha vinto il suo candidato alle primarie del Partito repubblicano – e non gli interessa nemmeno la chiusura di Hormuz o l’aumento dei prezzi (che scenderanno, dice, non appena finirà “l’escursione” in Iran). Trump vuole levare la minaccia nucleare all’Iran – “lo faccio per tutto il mondo”, non soltanto per gli Stati Uniti – e questo è l’obiettivo quasi esclusivo dell’accordo. Mentre il presidente parlava, l’agenzia iraniana Fars metteva le mani avanti, dicendo che gli Stati Uniti vogliono annunciare un accordo “unilaterale”, che alla Repubblica islamica non va bene, ma il vertice alla Casa Bianca tirava dritto, i ministri si passavano la parola inframmezzando le lusinghe a Trump con dichiarazioni smozzicate e con commenti sui progetti urbanistici del presidente a Washington, il segretario di stato Marco Rubio ha detto che la diplomazia è sempre la prima scelta e il capo del Pentagono Pete Hegseth ha ribadito che le forze militari iraniane sono ormai a pezzi, e che se i negoziatori non ottengono la consegna dell’uranio arricchito “il dipartimento della Guerra finirà il lavoro, siamo pronti a farlo”.Un giornalista ha chiesto a Trump se è disposto ad accettare un accordo di breve periodo in cui l’Iran e l’Oman controllano lo Stretto di Hormuz, e il presidente ha detto che il canale deve essere aperto a tutti e che nessuno deve averne il controllo, “lo guarderemo noi, l’Oman farà meglio a comportarsi bene altrimenti lo spazziamo via”. Ce n’è anche per gli altri: l’Arabia Saudita e i paesi del Golfo dovrebbero entrare negli Accordi di Abramo, altrimenti un deal con l’Iran forse non conviene, “ce lo devono”.
Trump alza la posta con l’Iran e liquida la bozza di accordo
Trump riunisce i suoi ministri nello show delle lusinghe, dice che l’Iran vuole a tutti i costi un deal, ma deve rinunciare al nucleare. Hormuz? Tornerà libero. Le midterm? Chissenefrega











