Secondo le indiscrezioni rilanciate da Axios e dal New York Times, la bozza in discussione prevederebbe una tregua di 60 giorni, la riapertura di Hormuz, un alleggerimento delle restrizioni sul petrolio iraniano e l’avvio di un nuovo negoziato sul programma nucleare. Due funzionari americani citati dal New York Times sostengono che Teheran avrebbe accettato in linea di principio di rinunciare alle proprie scorte di uranio altamente arricchito. Fonti iraniane, invece, negano che su questo punto sia stato preso alcun impegno e parlano semmai di una discussione da rinviare ai prossimi 30-60 giorni. A smentire questo dettaglio sono media vicini ai Pasdaran. L’agenzia Fars, citando le Guardie della Rivoluzione, ha definito i messaggi di Trump “propaganda” e ha negato sia un’intesa sul nucleare sia la ricostruzione americana su Hormuz: “Si osserva - si legge ancora sulla Fars, citata da Al-Jazeera - che i funzionari americani hanno ammesso in diversi messaggi all'Iran che i tweet di Trump sono per lo più a scopo promozionale e mediatico negli Stati Uniti, e hanno consigliato di non prestare attenzione a tali dichiarazioni”. Anche Tasnim ha riferito che Teheran non avrebbe ancora accettato alcuna proposta sul programma nucleare “Ci sono indiscrezioni non ufficiali sui dettagli di un possibile memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti, che indicano che, nonostante alcune notizie false, l'Iran non ha ancora accettato alcuna proposta riguardante il suo programma nucleare”. Semmai, Teheran continua a insistere sullo sblocco di parte dei beni congelati come passaggio iniziale. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha aggiunto che nessuna decisione sarà presa senza l’autorizzazione della Guida suprema. Di segno opposto le reazioni israeliane: Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza e, secondo i media di Tel Aviv, guarda con preoccupazione a una bozza che posticiperebbe la risoluzione sul nucleare e includerebbe anche una tregua in Libano. Il negoziato resta quindi ancora in bilico su alcuni punti fondamentali.