La riapertura graduale dello Stretto di Hormuz e l'allentamento dell'assedio americano ai porti iraniani. Un progressivo sblocco dei beni di Teheran congelati all'estero e la riduzione di alcune sanzioni. Un impegno per discutere della diluizione dell'uranio arricchito e il trasferimento delle scorte in un altro Paese. E infine, la proroga della tregua per altri 60 giorni. Un arco temporale che servirà a gettare le basi per l'accordo di pace definitivo: quello che dovrebbe includere il programma nucleare iraniano. Sono queste le basi del memorandum d'intesa su cui Donald Trump e i vertici iraniani stanno discutendo nelle ultime ore.
Il presidente degli Stati Uniti ci sta riflettendo. Ieri ha confermato che le parti si stavano «avvicinando sempre di più» a un patto. Intervistato dal portale Axios, aveva dato le probabilità di un'intesa «esattamente al 50 per cento». Mentre l'altra metà delle probabilità era quella di un attacco che avrebbe «spazzato via» gli iraniani. Poi, con il passare delle ore, l'ottimismo è cresciuto: «L'accordo è stato in larga parte negoziato, lo stretto di Hormuz riaprirà», ha scritto su Truth. E poi: «La telefonata con i leader arabi è stata proficua, il colloquio con Nethanyahu è andato bene».PROSPETTIVE L'accelerazione, in un negoziato che continua a essere particolarmente complicato, si è avuta soprattutto negli ultimi giorni. Il Pakistan, questa volta sostenuto anche dal Qatar, ha aumentato il pressing soprattutto su Teheran. E non è da escludere che l'aumento degli sforzi sia giunto anche grazie al vertice tra Trump e Xi Jinping, visto che ieri mattina, dopo un'immagine degli "Stati Uniti del Medio Oriente" ha pubblicato una foto di lui con il presidente cinese. Nella capitale iraniana è sbarcato Asim Munir, il capo dell'esercito di Islamabad che piace molto anche a Trump. Nel suo blitz a Teheran, ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian, il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e per due volte il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Dagli iraniani, sono arrivati messaggi di apertura al negoziato, ma anche carichi di profonda tensione. «Se Trump agisse incautamente e riprendesse la guerra, sarebbe certamente più devastante e amara per gli Stati Uniti», ha avvertito Ghalibaf. Mentre Pezeshkian ha ribadito l'intenzione di continuare il dialogo pur sottolineando la «profonda sfiducia» nei confronti di Washington. Dal Pakistan però hanno tutti confermato i progressi nei colloqui. E anche il segretario di Stato Marco Rubio, in visita in India, aveva preannunciato che ci sarebbero state «novità importanti».Ma tutto passa dalle scelte del suo presidente, che ieri ha convocato alla Casa Bianca il vicepresidente JD Vance e il capo del Pentagono, Pete Hegseth. Ed oggi The Donald scioglierà definitivamente le riserve. Il tycoon sta cercando di capire come gestire tutti i vari interessi in gioco. Ieri, dopo avere consultato nuovamente i suoi consiglieri e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, ha avuto una videoconferenza con i leader di Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Turchia e Pakistan. Tutti favorevoli all'intesa, secondo Axios. E ha sentito anche il presidente francese Emmanuel Macron. Alcuni governi sono preoccupati dalla possibile ritorsione iraniana, che si scatenerebbe soprattutto sugli impianti petroliferi di Paesi che non hanno la capacità difensiva per fermare tutti i missili e i droni dei Pasdaran. Altri vorrebbero proprio chiudere questa stagione di conflitto e sperano in un accordo complessivo. Alcuni regni secondo il senatore repubblicano Lindsey Graham - avrebbero però fatto pressioni sulla Casa Bianca per un nuovo attacco che possa spingere l'Iran ad accettare condizioni meno vantaggiose. Di sicuro tra i leader preoccupati da un potenziale accordo di questo tipo c'è il premier israeliano Benjamin Netanyahu.L'ipotesi del memorandum d'intesa per la tregua per poi passare a un'ulteriore discussione tra uno o due mesi viene vista come un problema. Soprattutto perché in questa fase non è previsto un vero stop al programma nucleare. Per Al Arabiya, Teheran avrebbe proposto lo stop all'arricchimento oltre il 3,6% dell'uranio per 10 anni e di diluire quello arricchito oltre il 20%.GARANZIE Trump vorrebbe lo smantellamento completo del programma e la rimozione di tutte le scorte più pericolose di uranio (440 chili) e ha garantito che firmerà «solo un accordo in cui otteniamo tutto quello che vogliamo». The Donald ha voluto rassicurare anche il suo alleato Bibi: «Non farei un accordo non vantaggioso per Israele». Ma l'accordo transitorio preoccupa molto il premier dello Stato ebraico. In Medio Oriente il provvisorio è spesso definitivo. L'Iran sta cercando di inserire anche clausole sulla fine della guerra in Libano, fronte che per Netanyahu è ancora particolarmente complesso. Proprio per questo motivo, ieri sera i due leader si sono sentiti di nuovo al telefono.












