Il quadro della guerra americana contro l’Iran non è affatto rassicurante, né per Teheran né per Washington. Il fragile cessate il fuoco continua a oscillare tra ruggiti di guerra e infusi di pace. Gli effetti economici del conflitto cominciano a farsi sentire intorno al globo, colpendo per prime le popolazioni più vulnerabili.
LA STRATEGIA IRANIANA, malgrado la sua inferiorità militare, sta effettivamente frenando la superpotenza americana. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie ieri ha avvertito che, se «l’aggressione contro l’Iran si ripeterà», infliggerà colpi «in luoghi che non potete nemmeno immaginare». Il messaggio è chiaro: il conflitto potrebbe espandersi a livelli ancora più pericolosi degli attuali.
Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che le forze iraniane sono state le prime ad abbattere un caccia americano F-35, citando un rapporto del Congresso Usa. Araghchi ha sottolineato che, con «le lezioni apprese e le conoscenze acquisite», il ritorno alla guerra «riserverà molte altre sorprese». In caso di un nuovo attacco americano, Teheran può rendere insicuro lo Stretto di Bab al-Mandeb, stretta via d’acqua che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, attraverso cui transita circa un decimo del commercio marittimo mondiale. Lo stretto costeggia il territorio controllato dagli Houthi, sostenuti dall’Iran, che in passato ha preso di mira navi nel Mar Rosso.













