Gli iraniani di ogni ceto sociale, dalle città alle zone più remote del Paese, seguono con attenzione gli sviluppi e le notizie in queste ore sui colloqui diretti e indiretti fra Teheran e Washington, in attesa di sapere quale ne sarà l'esito. Aspettano come ad un bivio, con l'atteso sospiro di sollievo che rischia di non arrivare per nessuno. Da un lato il pericolo di nuovi bombardamenti se un accordo di pace non sarà raggiunto, dall'altro una possibile intesa che potrebbe non portare a veri cambiamenti nel Paese.
"Molti iraniani che nutrivano speranze di cambiamento dopo la guerra sono delusi dagli Stati Uniti per aver perseguito un accordo, credendo che se un accordo verrà raggiunto potrebbero perdere del tutto l'opportunità di un cambiamento", spiega all'ANSA Sahar, studentessa universitaria.
"Gli americani non hanno mantenuto le loro promesse di aiutare la popolazione e non hanno nemmeno parlato dei diritti umani in Iran come parte dell'accordo", ha aggiunto. Oltre alla grave e crescente crisi economica, molti cittadini, sui social media e nelle conversazioni quotidiane nelle città, esprimono preoccupazione per la stretta del governo sulla popolazione, con un aumento straordinario delle misure di sicurezza nelle nelle città, le interruzioni di internet, gli arresti e le esecuzioni degli ultimi mesi. Gli osservatori affermano che, in seguito agli attacchi israelo-americani durante i quali sono stati uccisi molti alti funzionari e figure militari, a partire dalla Guida suprema Ali Khamenei, gli estremisti fondamentalisti sono diventati l'unico potere nel Paese, senza rivali, e che di fatto vige un sistema di governo militare.














