Da giorni, dietro le quinte, si consuma a distanza una serrata trattativa diplomatica e di nervi tra Iran e Stati uniti, con il Pakistan nel ruolo di mediatore. Le parti cercano di limare al millimetro le loro posizioni per raggiungere un quadro di riferimento, in modo che entrambe possano venderlo come una vittoria in patria.
IL PAKISTAN sta conducendo un’intensa attività diplomatica. Il maresciallo Asim Munir – mediatore principale fin dall’inizio del conflitto – si è recato a Teheran per tentare di finalizzare una lettera di intenti in 10 punti che includa un cessate il fuoco permanente. Il piano dovrebbe prevedere una soluzione a breve termine che veda l’Iran riaprire lo Stretto di Hormuz e gli Stati uniti togliere il blocco ai porti iraniani, per poi avviare trattative di 30 giorni sul programma nucleare, lo sblocco di asset iraniani congelati e la rimozione progressiva delle sanzioni.
Ieri pomeriggio è arrivata a Teheran una squadra negoziale del Qatar, in coordinamento con gli Usa, per cercare di facilitare un accordo. Nonostante il Pakistan resti il principale intermediario, il coinvolgimento di Doha riflette il suo peso come alleato statunitense e attore chiave nei contatti indiretti con l’Iran. Anche Arabia saudita, Egitto e Turchia sono coinvolti nella mediazione.












