A metà maggio 2026, il Medio Oriente torna sull’orlo di una nuova escalation. Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è, come ha ammesso Donald Trump, “appeso a un filo”, mentre il linguaggio della diplomazia lascia spazio a minacce senza precedenti.

“Dell’Iran non rimarrà nulla” se Teheran non accetterà rapidamente un’intesa: un monito che azzera i margini temporali e rilancia la pressione di Washington con toni da resa incondizionata. Dietro la retorica incandescente, la Casa Bianca tenta di imporre un disarmo di fatto.

La strategia statunitense si sostanzia in una proposta in cinque punti, particolarmente severa.

Tra le misure più sensibili figurano l’obbligo per l’Iran di trasferire all’estero tutto l’uranio altamente arricchito e la riduzione dell’infrastruttura nucleare nazionale a un solo impianto operativo.

Concentrare il programma in un unico sito, sostengono a Washington, lo renderebbe più agevole da verificare e impedirebbe a Teheran di frammentare materiali e capacità in una rete di strutture.