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Quando Trump domenica ha annunciato l’accordo per la fine della guerra con l’Iran, ha scritto sui social: «Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!». L’effetto immediato promesso era la riapertura dello stretto di Hormuz e quindi della circolazione delle petroliere e delle navi cargo che trasportano gas naturale. Al momento non è cambiato molto: circa 580 navi sono bloccate nello stretto, e i transiti sono molto ridotti. Meno di una decina di navi ha attraversato lo stretto ogni giorno dall’annuncio dell’accordo, una cifra simile a quella delle scorse settimane, quando qualche petroliera passava in transiti segreti favoriti da segnalatori di posizione spenti, trattative o scorte militari.

Tutti i responsabili delle compagnie di navigazione hanno chiarito che servirà più tempo per avere la certezza di un transito sicuro. Ci sono problemi tecnici, economici e organizzativi da superare, ma soprattutto armatori e compagnie assicurative devono avere fiducia che l’accordo regga. Un segnale importante sarà quando le petroliere attraverseranno vuote lo stretto per entrare nel Golfo Persico e rifornirsi dai paesi che ci si affacciano, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti: questo permetterà anche alla produzione di riprendere, dato che i paesi avranno la certezza di poter smaltire il petrolio. Ma per tornare alla normalità, anche se tutto dovesse procedere senza intoppi, serviranno molti mesi. E la nuova normalità potrebbe comunque non essere la situazione precedente alla guerra.