L'annuncio
Redazione
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“Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra! L’accordo con l’Iran è ormai concluso. Congratulazioni a tutti. Autorizzo la piena apertura al transito di Hormuz e la rimozione del blocco navale degli Stati Uniti”. Donald Trump ha annunciato così nel cuore della notte la pace tra Washington e Teheran che interrompe il blocco statunitense e riapre lo stretto, ammonendo che se non verrà rispettato gli Usa sono pronti a riprendere i bombardamenti. Sono 14 in totale i punti dell’intesa che farà cessare il fuoco anche in Libano, per volontà iraniana. Dopo l’imminente firma inizierà la seconda fase, con 60 giorni per trattare su nucleare (con Teheran che si impegnerà a non produrre o acquisire armi) e sanzioni, oltre che su dettagli sui servizi forniti e sull’amministrazione dello Stretto.
Eppure la giornata di ieri non era iniziata con ottimi presupposti. Due missili israeliani avevano preso nuovamente di mira Beirut, con l’ennesima incertezza per una escalation continua e critiche allo stato ebraico sia da parte dell’Iran che di Trump. Esplosi primi piani di un palazzo nel quartiere sciita di Dahieh, dove vivono centinaia di migliaia di persone: lì sarebbe stata radicata la leadership di Hezbollah. I negoziati sembravano a rischio e il Presidente statunitense continuava a scagliarsi contro Netanyahu: “Un tipo molto difficile, ha incasinato tutto” (nella più educata delle dichiarazioni, ndr), pretendendo per aver salvato Israele da un Iran dotato di armi nucleari. L’accordo a rischio: “Abbiamo il dito sul grilletto e non esiteremo a usarlo”, minacciava dall’Iran il generale Assadi, ma alla fine è prevalsa la responsabilità. E la firma arriverà. “Lo dobbiamo al popolo”, ha ammesso il presidente Pezeshkian.










