«L'accordo con la Repubblica Islamica dell'Iran è ormai concluso. Congratulazioni a tutti. Con la presente autorizzo pienamente l'apertura al transito libero dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo l'immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra». È quanto ha scritto nella notte italiana Donald Trump in un post sul suo social Truth.

Successivamente il presidente Usa ha apportato un correttivo sui tempi: con l'apertura dello Stretto di Hormuz, «prevista per venerdì, in concomitanza con la firma dell'accordo e per consentire le operazioni di sminamento, il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio sia della regione che del resto del mondo».

E ancora, dopo i social, è arrivata una lunga intervista con il New York Times, durante la quale il tycoon ha minacciato di poter riprendere gli attacchi contro Teheran qualora l'Iran non raggiungesse un accordo nucleare definitivo con gli Usa – processo che dovrebbe iniziare venerdì in Svizzera – o di fare degli Stati Uniti «i custodi del Medio Oriente» in cambio del 20% dei ricavi della regione».

Trump ha aggiunto che l'Iran avrebbe garantito, in ultima analisi, uno Stretto di Hormuz «permanentemente libero da pedaggi», sostenendo di aver salvato Israele dall'annientamento nucleare, malgrado le obiezioni del premier Netanyahu.