“Lo Stretto di Hormuz sarà completamente aperto venerdì”. L’annuncio di Donald Trump, arrivato a margine del G7 di Evian, fa sperare in una soluzione rapidissima per il principale collo di bottiglia energetico del pianeta. Ma la riapertura formale potrebbe essere solo il primo passo di un percorso molto più lungo. Basti dire che poco prima che parlasse il presidente un funzionario dell’amministrazione sentito da Bloomberg ha chiarito che il traffico marittimo non tornerà immediatamente alla normalità: gli Stati Uniti si aspettano un aumento graduale dei flussi nell’arco di una o due settimane, anche a causa delle operazioni necessarie per affrontare il problema delle mine presenti nell’area. Non solo: resta irrisolto anche il nodo del pedaggio – seppure mascherato – che Teheran intende riscuotere da chi attraversa il canale. “Abbiamo sempre detto che non intendiamo imporre pedaggi, ma che in cambio dei servizi che forniremo, ovvero servizi di navigazione, protezione ambientale, eventualmente assicurazione navale e altri servizi che saranno forniti da Iran e Oman, i costi necessari saranno definiti e riscossi”, ha infatti ribadito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei.
Hormuz riapre venerdì secondo Trump, ma mine e pedaggi restano un problema
Trump annuncia la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma mine e pedaggi iraniani complicano il ritorno alla normalità.
Trump annuncia riapertura dello Stretto di Hormuz venerdì, ma bonifica mine (3-6 mesi), congestione accumulata e pedaggi iraniani mantengono incertezza sulla normalizzazione dei flussi energetici. Per supply chain e operazioni IT, il ritorno graduale dei volumi ordinari (settimane) prolungherà pressione su costi logistici, energia e hardware delivery globale.















