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Fumata bianca tra Washington e Teheran. Un'intesa di circa due pagine – già ribattezzata «Memorandum di Islamabad» – metterebbe fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran e prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, in attesa di ulteriori negoziati nei prossimi 60 giorni. La firma ufficiale è attesa per venerdì a Ginevra; restano aperti i nodi su asset congelati, sanzioni e programma nucleare.La missione navale nello Stretto di Hormuz
Francia e Gran Bretagna sarebbero pronte a guidare una missione nello Stretto di Hormuz, con il sostegno di Italia e Olanda, per contribuire alla riapertura della via marittima una volta che l'accordo tra Stati Uniti e Iran sarà effettivamente applicato. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron, intervistato da TF1 da Evian-les-Bains, in apertura del G7. Secondo l'inquilino dell'Eliseo la missione potrebbe essere dispiegata «entro due o tre giorni». Per Macron «la riapertura dello Stretto di Hormuz con l'imposizione di pedaggi sarebbe contraria al diritto internazionale».
Hormuz, il nodo dei pedaggi
Sul transito delle navi restano versioni differenti. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che non ci saranno pedaggi per passare dallo Stretto. Teheran, dal canto suo, introduce una distinzione: niente pedaggi, ma tariffe per i servizi marittimi. «L'Iran ha sempre affermato di non voler riscuotere pedaggi – ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei – tuttavia, in cambio dei servizi che forniremo, tra cui servizi di navigazione, protezione ambientale, eventuale assicurazione navale e altri servizi che saranno forniti da Iran e Oman, saranno riscosse le tariffe necessarie». Secondo Teheran l'esenzione dai pedaggi varrebbe «solo per 60 giorni». Il vicepresidente Usa Vance ha affermato di aspettarsi che «lo Stretto riapra senza pedaggi nel lungo periodo».I punti del memorandum














