Teheran vuole un pedaggio per lo Stretto Washington: "Non avrà un centesimo"

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

I punti chiave

Le prime petroliere, e poi anche il mercantile italiano Grande Torino della Grimaldi, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz subito dopo la firma digitale apposta dai due presidenti, Donald Trump per gli Stati Uniti dal G7 di Francia e Masoud Pezeshkian da Teheran per l'Iran. In tutto sono già transitate oltre 30 navi. E 12,5 milioni di barili di greggio in una sola notte, ha annunciato il vicepresidente americano JD Vance. Il petrolio è tornato a scorrere, come promesso da Washington, e il commercio comincia a ripartire, ridando respiro ai mercati e al regime iraniano, che dalla vendita di greggio ricava circa il 50% delle entrate. La vera trattativa comincia adesso. E non sarà una passeggiata, considerato il contenuto del memorandum di 14 punti.LIBANOIl primo ostacolo è al punto uno: «la fine delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso». Il premier israeliano Netanyahu ribadisce che il suo esercito non si ritirerà dal sud del Paese dei cedri «finché le esigenze di sicurezza di Israele lo richiederanno». Pur sottolineando «l'importanza di mantenere rapporti stretti» con gli Stati Uniti, Bibi spiega che «c'è ancora molto lavoro da fare» contro Hezbollah. Teheran, da parte sua, promette di reagire «se Israele non fermerà l'aggressione» in Libano. Gli Stati Uniti, tramite Vance, esortano i terroristi libanesi a smettere di sparare contro Israele e invitano Tsahal, l'esercito di Tel Aviv, «a non scatenarsi» in Libano.HORMUZC'è poi la questione del futuro dello Stretto. In attesa che il traffico marittimo venga ripristinato «alla piena capacità entro un massimo di 30 giorni», come prevede il memorandum d'intesa fra Washington e Teheran. La televisione di Stato iraniana ha dichiarato che le navi in transito a Hormuz devono ancora coordinarsi con la Marina delle Guardie Rivoluzionarie per il loro passaggio. Il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, avverte che se l'Iran non rispetterà l'accordo, gli Stati Uniti potrebbero reintrodurre un blocco ferreo. E non è tutto. Se il memorandum prevede che durante i 60 giorni Hormuz resti aperto senza alcun costo, l'iraniano Ghalibaf ha dichiarato invece che alle navi che lo attraverseranno dopo i due mesi di negoziati verrà addebitata una tariffa di servizio. È un'opzione che gli Stati Uniti hanno ripetutamente respinto fin qui perché sarebbe un passo indietro rispetto alla situazione pre-guerra. Anche su questo si rischiano nuove tensioni e l'ennesimo braccio di ferro.FONDI E ASSETIl memorandum promette un fondo di 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Iran, lo sblocco di miliardi di dollari di beni iraniani congelati all'estero e la revoca delle sanzioni, tutti punti che hanno sollevato indignazione negli Stati Uniti, perché considerati un regalo al regime. Vance ha precisato che «gli Usa non daranno un centesimo a Teheran». I 300 miliardi di finanziamenti non arriverebbero dai contribuenti americani ma da capitali privati internazionali e fondi sovrani. Gli asset congelati saranno sbloccati solo «alla luce dei progressi nei negoziati» e secondo il Financial Times ai primi 6 miliardi, conservati in Qatar, Teheran potrà accedere solo per comprare beni umanitari made in Usa. Quanto alle sanzioni, queste finiranno «secondo un calendario da concordare nell'ambito dell'accordo finale». Tutto è ancora da discutere.