Arezzo, 17 giugno 2026 – Dorme alla stazione di Arezzo da mesi. Ha un lavoro nel Valdarno, ma dopo la separazione dalla moglie non è più riuscito a rimettere insieme i pezzi della sua vita. I pochi soldi che gli rimangono, dopo le spese quotidiane, li manda al figlio. Ogni sera sistema le sue poche cose in un angolo e aspetta il mattino successivo.

Poco distante c’è un muratore siciliano, anche lui finito in strada dopo una serie di difficoltà personali. A volte un amico lo ospita per qualche giorno, altre torna a dormire all’aperto. C’è chi ad Arezzo viene per vendere qualche oggetto e poi finisce per perdere il treno e dormire, notte dopo notte, alla stazione in angoli di fortuna sempre con un occhio attento “perché il pericolo è dietro l’angolo” spiegano.

Sono storie diverse, ma accomunate dalla stessa fragilità.

Arezzo, quindici clochard dormono in strada

Ad Arezzo i senza dimora sono attualmente una quindicina, tra cui due donne. La metà è composta da cittadini italiani, l’altra da persone straniere. Ci sono tre o quattro “stanziali”, persone che vivono da tempo in strada, e una coppia che condivide la stessa condizione di marginalità. Ogni mercoledì sera, dalle 21.30, la Croce Rossa Italiana di Arezzo percorre una mappa della povertà che negli anni è diventata familiare ai volontari: l’ex Standa, il Prato, Porta Sant’Andrea, la zona di via Mecenate. Luoghi della città che, quando le luci si abbassano e le strade si svuotano, diventano rifugi di fortuna per chi non ha una casa. Dagli operatori della Croce Rossa di Arezzo un sostegno alle persone in difficoltà