FONTANAFREDDA - Da circa un mese vive nella sua automobile. Di giorno cerca lavoro, invia curriculum, contatta aziende e agenzie interinali. Di notte si adatta a dormire dove riesce, cambiando spesso posto per evitare segnalazioni e controlli. Ha 48 anni, è italiano, originario di Fontanafredda, ma ha abitato a lungo nell’area di Pravisdomini dove lavorava. Il suo è un appello disperato: «Cerco lavoro, aiutatemi. Vedo persone straniere con macchine di grossa cilindrata nelle case popolari. O ancora persone che sono state in carcere. Io non mi drogo, non bevo non gioco s’azzardo, sono italiano ma nessuno mi aiuta». Chiede che il suo nome non venga pubblicato. Non per vergogna, ma perché «nessuno sa niente, non ho detto nulla». Alle spalle ha un divorzio, una figlia da mantenere e una vita trascorsa lavorando. Per anni è stato dipendente di una vetreria, poi ha operato nel settore della sicurezza privata. E infine sono arrivati i problemi economici. «Guadagnavo circa 1.100 euro al mese, ma tra affitto, spese e il contributo per mia figlia non riuscivo più a far quadrare i conti», racconta.
LE DIFFICOLTÀ L’affitto dell’appartamento in cui viveva superava i 600 euro mensili, ai quali si aggiungevano le utenze. Quando l’azienda per cui lavorava ha iniziato ad avere difficoltà nei pagamenti, la situazione è precipitata rapidamente. «Ho chiesto tempo alla proprietaria della casa, una tregua, ma non è stato possibile - sottolinea -. A inizio maggio è arrivato lo sfratto e ho dovuto lasciare l’alloggio». Per recuperare qualcosa e sopravvivere ha venduto molti degli oggetti che possedeva. Da allora la sua auto, una Passat del 2011, è diventata casa, deposito e rifugio. «Non è semplice cercare lavoro quando non hai un posto dove vivere. Se sanno che dormi in macchina molte porte si chiudono ancora prima di aprirsi», fa sapere. LA RICERCA Negli ultimi mesi ha battuto un vasto territorio alla ricerca di un’occupazione. È arrivato fino a Modena, ha contattato aziende di sicurezza, fabbriche, attività commerciali e ristoranti. «Ho messo il carburante per arrivare fino a lì e rientrare: ce l’ho fatta. Ma solitamente nella mia auto-casa c’è benzina solo per raggiungere un distributore». «Sono madrelingua inglese e sono disposto ad adattarmi. Posso fare l’autista, lavorare nella sicurezza, nel settore del vetro, nella ristorazione. Mi va bene qualsiasi impiego serio che permetta di ripartire». Nel frattempo si è rivolto ai servizi sociali e alle associazioni del territorio. Racconta di aver ricevuto ascolto ma poche soluzioni concrete. Il comune attuale dell’ultima residenza è Pravisdomini: «Mi hanno spiegato che gli alloggi disponibili sono occupati e che non posso presentare domanda in altri comuni». Per i pasti «due volte alla settimana riesco a mangiare grazie a chi distribuisce cibo vicino alla stazione - spiega -. Il problema è tutto il resto. Per esempio le docce: ci sono occasioni limitate e bisogna arrangiarsi». «Mi sono confrontato con la Caritas, presentando tutta la documentazione richiesta: nulla, mi è stato spiegato che dovrò continuare ad arrangiarmi ancora per qualche tempo», dice e prosegue: «All’Ater mi è stato detto che gli appartamenti disponibili risultano già assegnati o occupati. Al momento non vedo soluzioni immediate». A rendere ancora più pesante la situazione c’è il continuo spostarsi da un parcheggio all’altro. «Se qualcuno segnala la macchina arrivano controlli e bisogna andare via. Mi è successo più volte a Prata, ma non solo». Nonostante tutto non chiede assistenza economica. La sua richiesta è una sola: un’opportunità di lavoro. «Ho sempre lavorato nella mia vita. Non cerco regali. Mi basta qualcuno disposto a darmi una possibilità per ricominciare».










