Sassari.05 giugno 2026 alle 00:31

«Siamo destinate a morire se continuiamo così». Bonnie e Silvia Boi, sorelle di 60 e 58 anni, vivono in macchina da 14 giorni dopo aver ricevuto lo sfratto dai proprietari di una casa nell’agro. «Siamo fuggite perché volevano portarci via i cani», ricordano. Ed Ermes, Alexandros e Atis, segugi a pelo raso, più il loro capostipite canino, conservato in un’urna sotto il sedile, sono i coinquilini delle due donne, originarie di Cagliari, la cui abitazione è divenuta la propria Land Rover, parcheggiata a Li Punti. Un micromondo che è l’ultima tappa, per adesso, di un calvario lungo anni. «Nel 2024 abbiamo dovuto svendere l’appartamento di Selargius dei miei genitori a causa di un contenzioso», racconta Silvia, ex amministratrice di condominio.

La perdita del lavoro

Una storia complessa, punteggiata da contrasti coi vicini e il lutto per le morti del padre e della madre, più il decesso del compagno di Silvia. «A Cagliari non siamo riuscite a trovare nulla e siamo venute qua, – spiega Bonnie – con quattro camion che hanno portato tutti i nostri averi nel nuovo alloggio». Pagata subito la prima annualità e trascorsi i primi mesi in una relativa, ritrovata calma, arriva improvvisa un’altra mazzata: Silvia perde il lavoro. «Ho cercato subito di darmi da fare. Lavando piatti e facendo le pulizie». Da un ristorante all’altro, lungo le scale dei palazzi, per racimolare il minimo per vivere. «Venendo anche licenziata perché mi è stato detto che l’attività era fallita e non ho potuto avere la Naspi». E quello che guadagna altrove, anche in nero, è una somma che non basta per l’affitto, nonostante un possibile, prossimo contributo del Comune per le due.