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Fabio Paravisi

Ai margini della più grande area di sosta dello scalo di Orio al Serio, auto abbandonate diventano rifugio di disperati. Il racconto: «Sono stato in prigione per omicidio, da 7 anni abito qui»

«Non andare dietro la Ford», avverte. C’è una buona ragione: «Ci sono i topi morti e poi ti gratti tutto». Si strofina un braccio per dare l’idea. Sessanta chili d’uomo e sessant’anni portati in modo impietoso, tatuaggi sbiaditi, pochi denti, l’alluce sinistro perso per il diabete, vive nell’angolo più lontano del parcheggio P3 dell’aeroporto di Bergamo tra la Ford coi topi morti, a fianco delle altre auto ridotte a rottami, discariche e alloggi di fortuna. Ci abita da sette anni, racconta, dopo averne fatti venticinque in carcere. Dice per omicidio, chissà se è vero. Ha poca roba al mondo, ma quello che ha è qui.

Il parcheggioIl P3 ha 1.500 posti auto sparsi in 150 mila metri quadrati tra la superstrada per Orio e l’autostrada, ma ancora nel territorio di Bergamo. In agosto nella zona delle casse è stato trovato morto un italo-argentino. È il parcheggio più lontano dallo scalo e uno dei più convenienti, chi ci entra in una mattina di settembre fatica a trovare un posto libero. La distesa di auto è punteggiata da vetture coperte da lenzuola o con l’erba alta attorno. Ogni tanto succede che qualcuno lasci l’auto in un parcheggio di Orio per poi sparire: sono mezzi rubati, usati per rapine o sul punto di essere sequestrati. Dopo un po’ le vetture coperte di polvere vengono notate e trasferite qua in fondo, lontano da quasi tutto ma non abbastanza dai turisti che guardano con sconcerto l’angolo di discarica. Ora una convenzione prevede che quindici mezzi l’anno vengano portati via dal Comune, ma a spese della Sacbo, in una ditta specializzata. Dopo gli accertamenti per stabilire la loro provenienza verranno smaltiti come rifiuti.