di

Giacomo Candoni

Da quando a fine aprile in Alto Adige hanno chiuso i centri emergenza freddo, Youssef dorme all’esterno di un supermercato nella zona industriale

Capelli curati e vestiti intonsi, ci viene incontro stringendoci la mano con garbo. Non si direbbe che abbia trascorso la notte dormendo all’esterno di un supermercato. Ci sediamo su una panchina lungo la passeggiata del Talvera, cinque minuti a piedi dal centro di Bolzano. Lo sguardo è rivolto verso alcune cime ancora imbiancate, nonostante stiamo andando verso l'estate.

La chiusura dei centri emergenza freddoDa quando a fine aprile in Alto Adige hanno chiuso i centri emergenza freddo, Youssef (nome di fantasia) dorme all’esterno di un supermercato nella zona industriale del capoluogo altoatesino. Durante il giorno lavora in un albergo del centro, fa le pulizie. Contratto e permesso di lavoro in regola. Eppure il suo tetto sono le stelle, il suo letto un cartone. «Mi sono svegliato alle 7.30, ma ho dormito solo tre-quattro ore. Non è semplice prendere sonno perché ho sempre tanti pensieri per la testa e queste mi fanno male». Parla delle braccia, affette da una malformazione genetica. Ce le mostra alzando le maniche del giubbotto. Sono da poco passate le 9 e l’aria è ancora frizzantina.