I ragazzi hanno sempre ragione, perché ogni cosa che fanno la fanno per la prima volta e per questo è carica di novità e sorpresa, perché sono nati ieri e hanno tutto il diritto a essere spaventati e confusi, a sentirsi incompresi e ostacolati. I ragazzi imparano ogni giorno che il mondo non è sempre come dovrebbe essere o come se lo sarebbero aspettato e per questo meritano di essere capiti e amati, molto prima che giudicati. Per questo un video che sta girando da ieri, anche sul sito de La Stampa, merita una riflessione. Nel video parla una studentessa adolescente di un’accademia della città inglese di Preston. Risponde esterrefatta e preoccupata alla decisione del primo ministro britannico Keir Starmer di voler vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni e imporre restrizioni alle piattaforme di videogiochi e di live streaming. La studentessa della Tarleton Academy prima dice di «non credere che possa succedere davvero» e che Starmer si sarebbe «tirato indietro». Le viene chiesto quanto tempo passa sui social allo smartphone nel weekend e lei risponde: «Nove ore». E cosa farà in quelle nove ore invece di stare sui social? «Fisserò il muro», risponde disarmata (e forse ostile, come è giusto che sia un giovane). La prima tentazione di noi vecchi è insorgere con vivace sdegno per questi ragazzi che passano il tempo al telefonino, incapaci di darsi da fare fuori dalla loro cameretta, privi di fantasia e malmostosi appena si fa loro una domanda del tutto legittima tipo: «Che cavolo fai attaccato al telefono tutto il giorno?». E come quasi tutte le tentazioni di noi vecchi sarebbe una clamorosa stupidaggine, perché come dicevamo prima i giovani vanno ascoltati. Quindi continuiamo ad ascoltare. La ragazza dice che della scomparsa dei social teme più di tutto la difficoltà nel contattare gli altri, familiari compresi. Questi ragazzi con i social sono cresciuti, durante il lockdown per il Covid sono stati l’unica via di fuga dalla solitudine, l’unica finestra aperta su un mondo che sembrava essere finito, chiuso, senza futuro.