Una rassegna stampa del tutto sommaria di un giorno qualunque regala almeno una decina di titoli da cui si evince che il grande male per i nostri, poveri, ragazzi è l’uso compulsivo del cellulare. Stanno troppo sui social, si rovinano col telefono in mano, se continua così dove andremo a finire. Scritto questo, l’adulto medio si ritiene soddisfatto e finalmente può guardare le ultime notifiche. O una puntata di “The 50”. Chissà cosa penserà quel povero marziano a cui prima o poi toccherà mettere piede (o quel che è) sulla terra vedendo il “reality game” prodotto da Prime Video. Come gli si potrà spiegare che questo strano pianeta, governato di certo non dagli adolescenti, si è abbandonato al sonno della ragione regalando a caso lo scettro della celebrità. Difficile, sarà a dir poco difficile fargli capire che a milioni di persone cresciute, e neanche poco, sembri normale seguire come se fosse un tema serio le gesta di ex concorrenti del “Grande Fratello”, amanti non corrisposti di “Temptation Island”, tiktoker, creator, youtuber, parrucchieri d’oro vestiti, ex naufraghi e ospiti professionisti dotati di urlo. al punto da volerli premiare con un programma tutto loro. Eppure il giochino ne mette insieme 50 in un’arena governata da un “leone” e sotto il controllo delle “volpi”, gli fa schivare le palline colorate, chiede loro di sedersi per primi su una sedia e cose di questo tipo, generalmente riservate al centro estivo ma solo per i più piccoli, che dopo i quattro anni l’intrattenimento diventa una cosa seria. Il pubblico segue la tenzone ma soprattutto dovrebbe essere catturato dalle personalità importanti che si alternano davanti alle telecamere e che si sono fatte le ossa, spesso siliconate anch’esse, in video di pochi secondi pubblicati sui social che le hanno rese influencer. Ovvero un florilegio di uomini di una certa età che si sono schiariti il colore degli occhi per motivi imperscrutabili, donne mature che hanno organi genitali riprodotti sulle unghie, labbra assai gonfie capaci di parlare da sole, pettorali importanti accuditi come prole, congiuntivi pochi ma tanto conoscono le vocali e in genere un linguaggio sintetico, che va dritto al punto, tipo «Daje». E tutte queste creature, che Mary Shelley ci perdoni (ma anche Mel Brooks), si aggirano per dieci episodi creando tensioni e strategie, si accusano a vicenda di cercare visibilità sulle spalle gli uni degli altri e alla fine del gioco tornano nei loro telefoni pronti a ricominciare l’intenso dialogo coi gigalioni di follower.Insomma la situazione sta evidentemente sfuggendo di mano. Ma poco importa, basterà dire al marziano che è tutta colpa dei ragazzini.
The 50, il sonno della ragione genera mostri
Il problema non sono i ragazzini ostaggi dei social. Ma gli adulti improbabili che abbiamo reso star. Come dimostra il reality di Prime Video







