Non c’è bisogno di leggere i dati delle molte ricerche in corso, basta salire su un mezzo pubblico, sedersi in un bar, godersi una cena in un ristorante per sbriciolare la retorica in corso che vuole i ragazzini e le giovanissime, schiavi dello smartphone. Lo siamo anche noi adulti. Tanto. Abbiamo sempre il cellulare a portata di occhi, anche se siamo fra amici o con i figli, pronti a chattare o sorridere leggendo un messaggino, a postare la foto del piatto che ci hanno appena portato. Siamo solo fintamente meno “dipendenti”, al punto da permetterci di essere bacchettoni e preoccupati (giustamente) per i nostri figli e nipoti, sempre attaccati al cellulare. Noi forse non lo siamo?
Perché la dipendenza da social non è affatto un “fenomeno giovanile”
In Italia circolano 46 milioni di telefoni mobili (7,4 miliardi su 8 miliardi di esseri viventi) e un adolescente su quattro ha un rapporto problematico con lo smartphone (Istituto superiore di sanità). Guardando agli altri Paesi, secondo il rapporto dell’American association of retired persons il 74 per centro dei pensionati è iscritto a un social, Facebook in testa, mentre Instagram e TikTok sono a misura di giovani.
E se vogliamo andare avanti con i numeri, due italiani su tre frequentano social (quasi 42 milioni). Secondo una ricerca di Amazon, gli italiani accedono ai loro vari dispositivi elettronici fino a 80 volte ogni ora. Non a caso, le dipendenze da Internet e da smartphone sono diventate categorie diagnostiche.










